Still Life: un film speciale

"John May è un uomo speciale". E' la frase di esordio nella locandina di "Still Life" (2013). Un film scritto, diretto e prodotto da Uberto Pasolini e che speciale lo è dall'inizio alla fine, di quelli che non se ne vedono tanti, e non è un'esagerazione.

Il protagonista, John May (interpretato da Eddie Marsan) è un funzionario comunale; dedito alla ricerca di parenti, amici o semplici conoscenti di persone decedute in solitudine. Direte voi "che allegria!". Ed è proprio questo il punto: il film ha tutto il coraggio di non voler essere per gente felice a tutti i costi (poi ai tempi dei selfie!). Si fa carico di quanto si ripudia della vita, solitamente la parte più triste, come una carta da appallottolare e di cui disfarsene in tutta fretta.

Tutto si svolge in un paesino britannico, un "non luogo" secondo la teoria del sociologo francese Marc Augé; uno di quei posti che potrebbero essere ovunque, privi di identità, fotocopie di molti altri possibili, periferie anonime e desolanti, che non sembrano avere chance per nessuno.

Un film che impone molteplici riflessioni: la cura verso chi non c'è più, tanto per iniziare. Verso chi non ha più voce in capitolo, o qualcuno che possa difenderne la memoria. In un mondo dove non abbiamo rispetto nemmeno per i vivi, c'è da restare quantomeno, sorpresi dal comportamento di John. Un perfetto estraneo che plana sulle vite degli altri, come una piuma che ondeggia in aria senza produrre alcun suono, senza cambiare le cose come stanno, come sono andate.



Nella pellicola è ben ritratto il senso di solitudine che attraversa la condizione umana. John è alle prese con il suo ultimo caso prima del licenziamento (a causa del ridimensionamento del proprio ufficio); si tratta di un uomo, deceduto in solitudine, e che viveva proprio nel suo stesso palazzo, esattamente dinnanzi alla sua finestra. Eppure erano sconosciuti, nonostante i pochi metri a separarli. Ciascuno nella propria solitudine, così simili.

Il protagonista si fa carico della parte più triste della vita, quella che molti non vogliono tra i piedi.
Un film che sa toccare dentro, con una fotografia perfetta capace di imprimere un senso più nudo alle cose descritte, stati d'animo compresi: così tra un tonno in scatola perfettamente impiattato, un libro dove raccogliere volti sconosciuti per trovarci un po' di se stessi, e un ufficio spoglio ma pieno di sconfinata umanità, si aprono molte parentesi per commuoversi, nel potente significato latino della parola.

Il trailer:


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