"Il giovane favoloso": il film che dipinge un visionario, Leopardi



Il giovane favoloso" era tra i film da vedere da quando era in uscita al cinema e l'ho perso (mea culpa!). In questi giorni è in programmazione su Sky. Se non siete in vena di Leopardi, perché il giovane favoloso non poteva che essere lui, meglio optare per l'allegra biografia di D'Annunzio, con i suoi flirt.


Il pessimismo cosmico attribuito da sempre a Leopardi è un giudizio banale e vuoto, come nello stesso film è riportato. "Ma che parole vuote, pessimismo... ottimismo...".





Certo crescere in un piccolo paese come il suo, Recanati, con tanto di padre non soltanto autoritario ma morbosamente possessivo nei confronti dei tre figli, Giacomo, Carlo e Paolina; per di più con una madre acerba, ostinatamente immobile nei sentimenti... diciamolo non sono gli ingredienti più azzeccati per avere una vita facile. Se poi uniamo le sofferenze fisiche che affliggevano la sua vita...
Nonostante tutto non si può semplificare Leopardi in quel misero "pessimismo".

Nel film, bene interpretato da Elio Germano, in un ruolo non semplice e pieno di aspettative, ci sono punti salienti che sottolineano quanto il pensiero di Leopardi non è semplicisticamente legato alla sua condizione, ma prende vita dalla capacità straordinaria di provare empatia verso il mondo, di scorgere quel sottile fil rouge che unisce le cose. Di sentire il peso delle connessioni e per questo desiderare di: "Vivere a caso. Non chiedo altro in fondo..."


Chi è dotato di una straordinaria intelligenza unita ad altrettanta fuori dall'ordinario sensibilità (pessimo connubio) finisce con il diventare un visionario. La sua personale visione era quella di tante infelicità individuali che non potevano dare frutto a quella felicità di massa, avanzata dai giornali del suo tempo. Dove il progresso sembrava promettere nuove vite, liberate dall'infelicità. Considerazioni più che attuali leggendo i nostri di giornali, dove tecnologie, app e altre distrazioni dovrebbero rendere la vita più felice, più facile, più. In qualche modo, senza sapere bene come.



I critici del suo tempo non lo incoraggiavano certo per il modo "buio" di dipingere la vita. Riconoscevano un talento a metà: peccato per quella sua nota, fin troppo marcata, di nero. Accostavano spesso il suo nome a quello di Alessandro Manzoni, suo contemporaneo e apprezzato nei salotti letterari. Personalmente, tra i banchi di scuola mi serviva una gomitata per mantenermi sveglia nelle ore dedicate ai "Promessi Sposi", che spiccavano in particolare per la straordinaria mediocrità di qualche personaggio. Povero Leopardi. La gente preferiva (e preferisce) esorcizzare le paure con una storia garbatella e dal lieto fine assicurato.
"Io non ho bisogno di stima, o di gloria..o di altre cose simili. Io ho bisogno di amore, di entusiasmo, di fuoco, di vita..."  (G. Leopardi) 
"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d’ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz’altro pensiero"
(G. Leopardi) 
Tuttavia, mi ha stupito leggere quanto il film di Mario Martone sia stato apprezzato, classificandosi secondo al botteghino. Chi l'avrebbe immaginato? In quanti solo a leggere il titolo di questo post avranno chiuso la finestra in un riflesso quasi incondizionato?
Invece Leopardi ha avuto il suo perché al cinema. Segno che, nonostante la lettura "forzata" tra i banchi di scuola; nonostante quell'idea grezza di "pessimista sfigato", resta immortale nella sua bellezza. Non svanisce la mente di un giovane favoloso, che sa essere attuale in tempi con scenari diversi, tale da essere un rifugio, al punto che persino il suo "nero" sa diventare, a suo modo, più intimo e caldo.

Il trailer ufficiale.

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Book-pills | "Non ora, non qui", Erri De Luca

"Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono. Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un’attesa."

 - Non ora, non qui, Erri De Luca
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Ultime da Milano Fashion Week: come passa il tempo...



Leggere Gramellini, che sia il suo "Buongiorno", che sia il suo ultimo libro, o che si metta a scrivere bugiardini o etichette per il dentifricio è sempre come sorseggiare un bicchiere d'acqua con 40° C all'ombra: rinfrescante. 

Stamani, per dire, lo ritrovo - inaspetattamente - con un pezzo dedicato alla vicenda Kate Moss e Cara Delevingne che condivido (ecco il link qui). Non siete a conoscenza del fattaccio? Mentre Milano mette in scena la sua celebre settimana modaiola, dove le fashion victim si travestono a festa grande, sono arrivate loro: Kate Moss, icona non solo delle passerelle, ma piuttosto di un nuovo modo di comunicare la bellezza. Magra e maledetta, tutto l'opposto delle iconiche modelle bamboleggianti che l'hanno preceduta; le stesse che lei, con le sue ossa e viso spigoloso ha eclissato copertina dopo copertina, catwalk dopo catwalk.  E poi la Dequalcosa che a detta di molti dovrebbe essere l'erede di Kate. Anche se non vedo il carisma di Kate, vedo sì le ossa, vedo sì il viso un po' imbronciato più che "maledetto", vedo pure faccini scemi che immagino dovrebbero essere trendy, ma nulla di più. 





Un fac-simile di qualcosa che ricorda vagamente un'altra cosa, senza essere quella cosa nel suo significato. Non la pensano così le fashion victim che le hanno accolte, o meglio, che hanno accolto solo una delle due, inneggiando un solo nome: indovinate quale?
Qualche indizio: l'ultima arrivata, il fac-simile, quella con il viso imbronciatello
Cara.  

Bene, come Gramellini ricorda il tempo passa, ed è ancora più spietato con chi:
"Il tempo si accanisce in modo speciale su chi ha agganciato il proprio successo a corde volatili come la fotogenia e la moda."

E continua: 

"Ma nessuno può negare che, nel suo essere fotogenica e alla moda, l’ossuta Kate emani un talento che Cara Delqualcosa non possiederà mai. Il suo problema non è dunque la perdita delle capacità, ma del senso di sé. De Gregori non suonerebbe in una discoteca subito dopo Marco Mengoni."

La perdita del senso di sé, esatto. Quello che ti espone a umiliazioni, a fare cose che non ti appartengono. Promemoria che sarebbe meglio avere tutti a mente, anche nelle nostre piccole (si fa per dire) esistenze. 


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Catalogo Ikea 2016: back home

Avederlo, il catalogo Ikea 2016, viene voglia di autunno, certo senza fretta! E per fortuna che c'è: questo scrigno di pagine che raccontano uno stile di vita rassicurante, dove tutto va bene e dove c'è spazio per tutti. Persino a vedere gli attori che animano cucine e salotti viene voglia non solo di comprare ma anche di conoscere tutta questa bella gente che prepara dolcetti, che gioca nella camera dei pargoletti, sempre con il sorriso e zero paranoie, sembrano pure interessanti. Insomma gente normale, mediamente equilibrata, con la quale sarebbe bello aprire un buon vino e preparare insieme una ricetta, anche svedese (a limite dopo si ricorre ad un last minute aglio, olio e peperoncino!).

Veniamo al catalogo Ikea 2016, che è meglio...

Tutti insieme appassionatamente, grandi e piccini. Bianchi, gialli, blu, a pois! Sì sarebbe bello vivere in un mondo che se ne frega delle distinzioni tra me e te.
L'idea da copiare: tocchi di turchese anche in cucina e illuminazione dallo stile industriale, volutamente immediato.
Concordo!

Non propriamente l'idea della nonna con reumatismi e grembiule a fiori a seguito. Anche se, io rimango per la tradizione. Magari senza i reumatismi.

Avere una mamma con cui coltivare un piccolo orto in casa? Ma anche sì, meglio di un pomeriggio dal parrucchiere o illuminando discutibili pollici su Facebook, no?


Ikea non è un posto che vende solo cose. Ispira in qualche modo; ti fa rientrare a casa con la voglia di organizzare tutto, rivoluzionare persino quel cassetto dimenticato o di mettere in ordine il frigo, più o meno così (vedi foto sottostante). Anche se la situazione "ho tutto sotto controllo" durerà per un solo giorno, questo è poco ma sicuro!

© Photo Ikea
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Book-pills | "Fai bei sogni", Massimo Gramellini

©Tiziana B.
"Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l'assenza di entusiasmo, confidano nella tua ribellione."
- Fai bei sogni, Massimo Gramellini 

da PensieriParole
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Viaggi in pillole | Marzamemi e la sua Tonnara, posti di cui innamorarsi (perdutamente)


©Tiziana B.
Domenica, una piazza, le persone che parlano tra loro di tutto e niente, i bambini che corrono. Posti con un'anima.
Eccomi con una speciale cartolina dalla mia Sicilia, la mia adorata terra, storia ormai trita e ritrita per chi mi segue. Visto che si avvicina l'estate mi sembra cosa utile avanzare pillole di viaggio, oltre alle mie consuete pillole di libri. Tutto in pillole, sono fatta per le piccole dosi.

Dicevamo delle pillole di viaggi: prima tappa, Marzamemi. Un piccolo villaggio di pescatori dove i colori, i profili, le barche ormeggiate e la splendida tonnara parlano al cuore. Persino il nome mi ricorda elementi fiabeschi: per un gioco d'associazione mi salta in mente il famoso marzapane.
Marzamemi è un posto che trasuda storie vere, fatti di una vita semplice e dura, di chi si confronta con il mare. Il periodo migliore per visitarlo è in primavera e nel mese di Giugno, oppure nei mesi di Settembre/Ottobre, quando le temperature sono estive, ma non c'è ancora la calca dei turisti che sottrae sempre qualcosa ad un luogo. 

La tonnara ha una storia antichissima; un tempo era il luogo dove si lavorava il tonno salato e sott'olio, poi divenne un ricovero per le barche danneggiate, riparate da mani forti, composte da dita nodose, abbronzate. I visi degli anziani pescatori ti rapiscono ancora; senza parlare raccontano quello che era un tempo, quella nostalgia che si nutre di ricordi, di un mondo che non c'è più. Rughe d'espressione di chi ha affrontato il mare, il lavoro manuale, di chi ha una modesta cultura e verità ben collaudate, ed è in quella semplicità, immensamente libera, meravigliosamente bella che è dolce naufragare.

P.S. vietato andare via da Marzamemi senza aver mangiato un buon primo al profumo di bottarga e un buon calice di vino bianco.
Buon viaggio!
©Tiziana B.
Il piccolo porto di Marzamemi




©Tiziana B
.Una piccola via, destinazione il mare.
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